La più grande banca dati sulla cognizione dei primati non umani

 

 

ROBERTO COLONNA

 

 

NOTE E NOTIZIE - Anno XXIII – 25 aprile 2026.

Testi pubblicati sul sito www.brainmindlife.org della Società Nazionale di Neuroscienze “Brain, Mind & Life - Italia” (BM&L-Italia). Oltre a notizie o commenti relativi a fatti ed eventi rilevanti per la Società, la sezione “note e notizie” presenta settimanalmente lavori neuroscientifici selezionati fra quelli pubblicati o in corso di pubblicazione sulle maggiori riviste e il cui argomento è oggetto di studio dei soci componenti lo staff dei recensori della Commissione Scientifica della Società.

 

 

[Tipologia del testo: RECENSIONE]

 

Circa sei milioni di anni fa, da un progenitore ancestrale comune, si sono distinte due linee evolutive divergenti: una ha dato origine agli attuali scimpanzé (Pan troglodites) e bonobo (Pan paniscus), l’altra ha dato origine ad Homo sapiens. Non vi è dubbio che sei milioni di anni di evoluzione indipendente possano spiegare i tratti distintivi e caratteristici della psiche umana, che ci rendono per molti aspetti una specie unica sul nostro pianeta, ma è pur vero che nella complessa architettura funzionale progressivamente stratificata nel nostro cervello sussiste una base di organizzazione anatomica, cellulare e molecolare dei processi cognitivi elementari verosimilmente simile se non identica a quella del progenitore comune. Per questa ragione, lo studio dell’intelligenza delle grandi scimmie antropomorfe, come il gorilla (Gorilla gorilla e Gorilla beringei), l’orango (Pongo abelii, Pongo pygmaeus, ecc.), il gibbone (Hylobates agilis, Hylobates moloch, ecc.) e i già menzionati scimpanzé e bonobo o scimpanzé pigmeo, può aiutarci a trovare un filo di Arianna nel labirinto dell’evoluzione dei processi alla base della cognizione umana.

Un grande limite degli studi sulle risorse mentali delle antropomorfe, se si eccettuano le ricerche basate sull’osservazione comportamentale protratta per anni in parchi naturali, è dato dall’essere attuati sempre su piccoli campioni; pertanto, gli studiosi sono sempre alle prese con la raccolta dati da studi diversi, col problema di doverne valutare l’aggregabilità, o essere costretti ad escluderla per differenze nel tipo di esperimento, nel setting o nella procedura. A volte è accaduto che la significatività di alcuni dati sia cresciuta nella considerazione della comunità scientifica per il gran numero di citazioni, e non perché fossero stati replicati in altri membri della specie in questione, con la conseguenza che il loro valore è stato messo in dubbio dopo molti anni, per mancata replica in tanti altri piccoli campioni di studi successivi.

Un progetto sviluppato dall’Università di Stirling e dal Max Planck Institute ha realizzato la prima grande banca dati sulla cognizione delle grandi scimmie antropomorfe (Great Apes), come una risorsa liberamente accessibile presso il Max Planck Institute, con il nome di EVApeCognition Dataset. L’impresa è stata compiuta col supporto della Max Planck Society for the Advancement of Science.

(Sanchez-Amaro A. et al., EVApeCognition: An 18-Year Dataset of Great Ape Cognition. Scientific Data – Epub ahead of print doi: 10.1038/s41597-026-07191-6, 2026).

La provenienza degli autori è la seguente: Division of Psychology, Faculty of Natural Sciences, University of Stirling, Stirling (Regno Unito); Department of Comparative Cultural Psychology, Max Planck Institute for Evolutionary Anthropology, Leipzig (Germania); [segue una lista di altri 87 istituti di provenienza].

La più grande, completa e rigorosa raccolta dati sulla cognizione e sul comportamento delle scimmie ominoidee che esista al mondo è stata realizzata mettendo insieme 262 banche dati sperimentali provenienti da 150 pubblicazioni di lavori originali peer-reviewed, condotti dal Wolfgang Köhler Primate Research Center (2004-2021) in Leipzig (Germania) per 18 anni su 81 scimmie antropomorfe, 78 delle quali partecipanti a più di uno studio. Sono quasi un centinaio le istituzioni che hanno collaborato in modo diretto o indiretto alla realizzazione di questa straordinaria risorsa. Materialmente i dati sono ospitati da “GitHub” e sono stati pubblicati con l’auspicio che possano aiutare i ricercatori a scoprire l’origine dell’intelligenza umana.

Infatti questo lavoro, che consente ad esempio di esplorare i modi in cui un’abilità come il problem-solving si sia sviluppata negli stessi individui nel corso di 17-18 anni, non si è limitato a rilevare prestazioni a compiti elementari, ma si è articolato attraverso numerosi progetti volti al fine di comprendere come questi animali pensano, apprendono, comunicano, comprendono il mondo circostante, gestiscono la conoscenza, si formano convinzioni sociali su altri membri della specie o su altri animali e fenomeni presenti nella realtà che li circonda. Il metodo neuroscientifico ha ridotto all’osso i riferimenti a teorie di psicologia animale per l’interpretazione dei dati, dando il massimo rilievo all’oggettività comportamentale e strumentale.

Lo studio alla base di EVApeCognition Dataset fornisce informazioni su come il pensiero delle grandi antropomorfe si sviluppa, come le loro abilità mentali sono organizzate e quanto differiscono da un individuo all’altro, in una scala mai avuta in precedenza.

Il coordinatore del progetto e ricercatore capo, Daniel Haun, sottolinea che il valore scientifico di questa banca dati sta nella sua scala, nella sua continuità e nell’accessibilità.

 

L’autore della nota ringrazia la dottoressa Isabella Floriani per la correzione della bozza e invita alla lettura delle recensioni di argomento connesso che appaiono nella sezione “NOTE E NOTIZIE” del sito (utilizzare il motore interno nella pagina “CERCA”).

 

Roberto Colonna

BM&L-25 aprile 2026

www.brainmindlife.org

 

 

 

 

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